L'anima del gioco in scatola.

Progettare un gioco non è solo questione di numeri statistici e calcoli di probabilità, ma ci vuole anche anima. Le meccaniche di gioco devono essere inserite in un contesto in modo tale che il giocatore si possa immergere in una situazione che lo possa far distrarre dal proprio quotidiano questo perché il gioco è sia svago che divertimento.

Mettersi nei panni di un imprenditore immobiliare (come nel caso di Monopoly) o di un generale a capo delle forze armate (come Risk!) aiutano la mente del giocatore a evadere dalla routine del quotidiano permettendoli di vivere un’esperienza diversa in compagnia dei propri amici. Per questo un game designer deve pensare a inserire il proprio lavoro all’interno di un universo adatto permettendo al giocatore di vivere un’esperienza fuori dal comune.


Studiare un’ambientazione con una storia non è un compito semplice poiché questa non traspare in maniera diretta nell’esperienza di gioco come potrebbe fare un videogame. Nei giochi da tavolo la storia viene narrata nei dettagli, le illustrazioni devono essere armoniose tra di loro e devono rispecchiare il tema dell’ambientazione di gioco. La scelta dei colori è altresì importante, un gioco horror deve avere una palette di colori che ricordino sangue ed ombre, mentre un gioco ambientato nell’antico Egitto dovrà ricordarci il deserto e i suoi miti. Un esempio calzante in cui lo stile grafico del gioco si adatta perfettamente all’ambientazione è Azul, che tramite i suoi colori ci ricorda benissimo un mosaico di un palazzo regale.

Anche le parole usate all’interno del gioco sono importanti, in The Pit : Achieve The Power ci sono delle brevi frasi ad effetto sulla storia dei personaggi sulle loro carte abilità, inoltre in questo caso specifico le storie di ognuno dei personaggi sono integrate con dei media extra al gioco stesso (fumetti che raccontano la storia del mondo di gioco). La descrizione delle meccaniche utilizzando termini adatti al contesto dell’ambientazione spinge il giocatore a credere di trovarsi realmente all’interno del gioco, o addirittura i nomi delle carte stesse possono creare suspense oppure far sorridere i giocatori (come in Bears vs Babies).

Ovviamente oltre al design visivo anche le meccaniche stesse possono essere utilizzate per immergere meglio il giocatore all’interno dell’azione stessa. Utilizzare dei simboli customizzati al posto dei numeri sui dadi da lanciare aiuta il giocatore a immaginare nella propria testa il risultato dell’azione di quel lancio di dadi. Scartare carte da un mazzo con l’effetto di una meccanica ci può far percepire un certo scorrere del tempo all’interno del gioco tramite l’osservazione del mazzo che si svuota, oppure denominare le fasi di gioco con dei nomi personalizzati a tema aiuta questo concetto di immersione come in One Deck Dungeon.

Esistono decine di esempi in cui l’ambientazione e design si sposano, quel che mi sento di consigliare a chi vuole iniziare un progetto di gioco da tavolo è quello di giocare, giocare e ancora giocare a quanti più titoli possibili. Ma non limitandosi a giocare e basta ma analizzando con occhio critico tutti i dettagli, anche la forma delle carte può essere un elemento vincente, in Let’s summon demons le carte sono ritagliate in forma circolare a ricordarci i pentacoli, in Zombiecide decine di miniature sul board sono vere e proprie orde di zombi!

Con questo concludo l’articolo augurando un grande in bocca al lupo a tutti coloro che si cimenteranno nell’impresa di creare un’ universo in cui le persone possano realmente evadere e divertirsi!

Fabio.